La Boxe: storia antica di uno sport moderno

Cinti, avanzarono i due in mezzo all’arena,

levandosi incontro le mani pesanti, e l’uno sull’altro

s’abbatterono insieme, insieme le mani pesanti intrecciarono […]

ma ecco Epeo si levò

e colpì l’avversario, sperduto, alla guancia; e quello

non resistette, gli si afflosciarono le belle membra.

( Iliade XXIII, 685 e seduenti; traduzione                                              di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, 2012)

La boxe nasce insieme alla cultura, quando l’uomo comincia a civilizzarsi e capisce l’importanza di allenare il proprio corpo, di tenersi in esercizio, divertendosi. La prima descrizione di questo sport millenario la troviamo già nei poemi omerici, nell’Iliade per l’esattezza, quando Epeo – mitico costruttore del cavallo di Troia – sconfigge l’avversario durante i giochi in onore di Patroclo.

Siamo nell’ VIII secolo a.C. e la boxe è già caratterizzata da regole ben precise, associata al duro allenamento e alla fatica fisica. Ci sono ovviamente delle differenze con le norme del pugilato moderno, ma la sostanza è molto simile: non è permesso colpire l’avversario in alcuni punti del corpo, si combatte con le mani fasciate, in un ring improvvisato – ben diverso dal nostro – e soprattutto si rispetta l’avversario. Sì, perché il pugilato nasce insieme al rispetto per la persona contro cui si combatte, per le regole e l’arbitro – presente fin dagli albori della disciplina – che giudica eventuali colpi scorretti. Il passo dell’Iliade infatti non si conlcude con la semplice descrizione dello scontro tra i due protagonisti, ma continua così:

ma il magnanimo Epeo

lo afferrò, lo rimise in piedi ; gli amici gli furono intorno

e lo guidarono attraverso l’arena

Il vincitore aiuta il vinto a rialzarsi e sebbene sia il trionfatore del combattimento non infierisce sull’avversario, in segno di rispetto, qualità principale degli atleti – moderni e antichi- che praticano tale disciplina. Proprio la rigida disciplina e l’osservanza delle regole fece entrare questo sport tra le discipline olimpiche fin dal 688 a.C. e lo rese uno tra i più praticati nell’ambiente spartano. Un uomo che si cimenta in un’arte che richiede grande sacrificio sarà un bravo guerriero, disposto a sacrificare se stesso per un ideale più alto.

Queste sono ancora le caratteristiche principali della nobles artes, anche se le regole sono mutate, i guantoni non sono più in cuoio e non si vince solo per KO. Quello che rimane ancora – e che potevamo trovare anche decine di secoli fa – è la base di questa pratica sportiva: il sacrificio e il rispetto. Queste due caratteristiche sono quelle che ancora vengono insegnate nelle palestre moderne – e in particolar modo nella nostra struttura – e che portano gli allievi del nostro Team a raggiungere le vette più alte.