Boxe: nascita della disciplina moderna

Nel 1719, un certo James Figg, dopo aver vinto 15 incontri e non riuscendo a trovare nuovi avversari, si autodichiarò Campione di pugilato. James era alto 1.81 e pesava la bellezza di 90 kg ed oggi è considerato il padre della boxe moderna. A Londra Figg aprì la prima palestra di boxe, alla quale si iscrissero ben 1000 atleti – numeri non proprio insulsi per l’epoca -. Lo sport che il Signor Figg insegnava però era di gran lunga diverso da quello che si pratica oggi: si combatteva a mani nude, il ring era definito da una semplice linea tratteggiata a terra ed era permesso colpire l’avversario anche quando stava a tappetto. La boxe in questo periodo storico era una disciplina violenta e brutale, che prevedeva delle tecniche di atterramento molto simili a quelle delle moderne arti marziali.

James si ritirò nel 1736, imbattutto; con i soldi guadagnati dalla palestra e con un consistente aiuto del principe del Galles, aprì un anfiteatro – a Oxford Street – , utilizzato esclusivamente per incontri di boxe. Il nome di James Figg, dal 1992, è entrato a far parte della International Boxing Hall of Fame.

Il suo successore, detentore del titolo fino al 1750, fu Jack Broughton, altro pilastro per la nascita della moderna boxe. Perché è così importante questo pugile vissuto più di tre secoli fa? Semplice: è colui che per primo codificò le regole della boxe, pubblicate con il nome di London Prize Ring Rules. Infatti, per quanto James Digg fosse conosciuto come ” Maestro della nobile scienza della difesa”, non aveva mai creato un regolamento preciso, che desse delle regole di comportamento. Questo fu invece ciò che James Broughton,  fece con il suo London Prize Ring Rules.

Le regole che Broughton stabilì sono alla base della disciplina moderna, anche se presentano notevoli differenze con le pratiche moderne. In primo luogo venne stabilito che i pugili si scontrassero in uno spazio ben delineato: il ring. I due secondi dovevano accompagnare il pugile nell’area preposta allo scontro e non era permesso iniziare il match, fin quando entrambi gli atleti non fossero pronti. Fu stabilito inoltre che nessuno poteva dichiararsi vincitore finché l’avversario non fosse dichiarato più in grado di combattere o in caso non riuscisse a rialzarsi in tempo utile per riprendere l’incontro. La novità più grande riguardò però la codificazione dei colpi ammessi. Con le regole stabilite da Broughton non fu più possibile colpire l’avversario mentre era a terra, afferrarlo al di sotto della cintura, colpirlo alla testa o sferrare calci. Venne inoltre deciso che per ogni incontro sarebbe stata necessaria la presenza di due arbitri: uno che controllava il rispetto del regolamento e un altro che facesse attenzione ai tempi tecnici stabiliti.

Non vi era però alcuna regola che imponesse un limite massimo di tempo, i combattimenti continuavano, finché uno dei due pugili non perdeva per KO. Questo però non era il problema più grande nella regolamentazione di Broughton. All’epoca difatti era consuetudine scommettere sul pugile vincente e i pugili stessi scommettevano sulla loro vittoria. Questa pratica fu portata all’estremo con l’incontro del 1825 tra il campione inglese Sayer e il detentore del titolo americano. Il match durò per ben 42 riprese e si concluse con un’invasione del ring da parte degli spettatori e gli arbitri costretti a proclamare un pareggio per evitare lo scoppio di una rivolta.

La situazione si era fatta insostenibile e i giudizi tecnici cominciavano ad essere falsati dall’influenza di chi scommetteva grandi somme di denaro. Arriviamo così alle regole moderne della boxe, stabilite nel 1865 da John Sholto Douglas. Cosa prevedevano? Ciò che possiamo ancora vedere negli odierni match di pugilato:

  • I pugili dovettero cominciare ad indossare obbligatoriamente i guantoni
  • Si stabilirono le categorie di peso: leggeri, medi e massimi
  • Vennero introdotti i round : gli incontri furono divisi in più riprese – numero non stabilito, ma che veniva concordato di volta in volta prima dell’inizio dell’incontro – , da 3 minuti ciascuna, con un intervallo tra l’una e l’altra di 1 minuto
  • Fu codificato il KO : Il pugile perdeva per KO, se non era in grado di rialzarsi entro 10 secondi. In questo lasso di tempo l’avversario doveva tenersi a distanza e non poteva toccare in alcun modo il pugile a terra

Grazie a tutti questi pionieri, nascevano le regole moderne di uno degli sport più antichi della storia – in caso te lo fossi perso ti consiglio di leggere La boxe: storia antica di uno sport moderno – . La boxe, grazie a loro, tornò ad essere uno sport di rispetto e disciplina, come del resto era nata.